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La fragilità
della città e della altura
nel paesaggio alpino

Winter School

11-13 dicembre 2018

La Winter School dell’Università di Trento/FAMA si propone di approfondire attraverso prospettive interdisciplinari la conoscenza dei fenomeni di trasformazione che hanno determinato l’evoluzione del territorio montano alpino, il suo attuale disequi- librio e la sua attuale condizione di fragilità.

Le foreste, i terrazzamenti, le terre coltivate, la stabilità suoli, i siti archeologici, i tessuti edificati e gli storici, ovvero l’insieme delle stratificazioni materiali e culturali che costituiscono la bellezza del paesaggio montano e alpino sono un patrimonio a rischio, che ha bisogno di cura e di manutenzione.

“Fragilità dell’Ambiente Montano e Alpino” FAMA è la rete che accomuna studiosi e docenti che affrontano attraverso diversi sguardi, ricerche e progetti, i temi legati alla ristabilizzazione, riqualifcazione, rigenerazione dell’ambiente antropizzato montano e alpino, con particolare attenzione agli aspetti sociologici, economici, storici, costruttivi, ecologici con l’obiettivo di preservare il patrimonio esistente dei luoghi e di rafforzare l’identità dei paesaggi.

Destinatari

Al percorso sono ammessi 25 partecipanti: studenti universitari, laureandi e laureati, specializzandi con una preparazione in Archeologia, Architettura, Economia, Ecologia, Ingegneria Civile, Ambientale o Edile, Sociologia, Storia dell’arte o discipline affini. I dottorandi UNITN possono frequentare la scuola senza alcuna limitazione nel numero. La scuola è aperta anche ad amministratori, tecnici, liberi professionisti, associazioni ed operatori economici dei territori alpini.

Competenze attese

Il percorso mira a sostenere l’apprendimento di conoscenze e capacità, da un punto di vista archeologico, architettonico e urbano, costruttivo, economico, sociale, storico, strutturale, dell’accessibilità e dell’immagine, finalizzate a:

  • comprendere il senso e il significato del concetto di paesaggio;
  • ragionare sulla governance di territori complessi come quelli alpini;
  • confrontarsi con le connessioni e gli effetti delle opere umane sul paesaggio;
  • affrontare il tema dell’ecosistema e il concetto di vivibilità;
  • comprendere le evoluzioni ecologiche e i limiti delle risorse naturali;
  • affrontare un approccio multidisciplinare nella definizione di progetti sostenibili finalizzati a mantenere compatibili e congruenti i paesaggi.

Progettazione e coordinamento

La Winter School  è un progetto FAMA dell’Università degli Studi di Trento, rete costituita da ricercatori di più settori disciplinari afferenti al Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica, Dipartimento di Economia e Management, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Dipartimento di Lettere e Filosofia, FEM, C3A.

Sedi e articolazione

La Winter School prevede le seguenti attività: lezioni, comunicazioni mediante poster e workshop/laboratorio. Sono previste visite guidate a siti fragili con visioni multidisciplinari.

  • martedì 11 dicembre 2018: Le Gallerie di Piedicastello, ore 14.00-18.00
  • mercoledì 12 dicembre 2018: Le Gallerie di Piedicastello, ore 9.00-18.00
  • giovedì 13 dicembre 2018: Dipartimenti Università di Trento, ore 9.00-18.00 [riservato ai dottorandi]

Programma 

I Tessuti Insediativi Pluristratificati: Temi Di Conservazione, Recupero, Riconfigurazione

Claudia Battaino | Maria P. Gatti | Alessandra Quendolo

Il progetto sul patrimonio esistente che si confronta con contesti insediativi storici pluristratificati di lungo periodo, quali l’area di Piedicastello a Trento, deve affrontare complesse questioni teoriche, metodologiche e tecniche per comprendere le ragioni e i modi di una modificazione rispettosa dei caratteri identitari di tali luoghi e delle esigenze poste dal vivere contemporaneo. Secondo un approccio interdisciplinare e multi scalare, si propongono alcuni sguardi sulla preesistenza finalizzati a riconoscere, descrivere e comunicare la fragilità di questo contesto aprendo la riflessione ai molti contenuti che questa parola sottende all’interno di orizzonti disciplinari che condividono l’obiettivo della cura e della valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale.

Aspetti Di Una Modernizzazione Tardiva: L’economia Trentino- Tirolese Tra XIX E XX Secolo

Andrea Bonoldi |

Oggi l’Euregio Tirolo Alto Adige Trentino fa parte dei territori con il pil procapite più alto dell’Unione Europea. Tale condizione è però relativamente recente, ed è stata preceduta da un lungo periodo di marginalità economica, segnato anche dal difficile adattamento delle realtà di montagna ai paradigmi dello sviluppo economico moderno. Se i risultati conseguiti sono importanti, alcune caratteristiche del modello di sviluppo attuale pongono tuttavia interrogativi di non poco conto sull’evoluzione futura.

La città e la sua altura. Il ruolo del Doss nella storia di Trento

Fabio Campolongo | Franco Nicolis | Cristiana Volpi

L’avvio del cantiere per l’ampliamento del Museo Nazionale degli Alpini sul Doss Trento, previsto in corrispondenza dei ruderi della polveriera austro-ungarica, ha portato alla luce reperti che confermano la frequentazione millenaria di questa altura panoramica e strategica per la difesa della città e del territorio circostante. Attraverso quanto emerso negli scavi archeologici e nelle indagini d’archivio, il contributo si propone di raccontare come la storia del Doss Trento sia caratterizzata dal sovrapporsi di idee, progetti, costruzioni, trasformazioni e demolizioni, di cui permangono tracce più o meno evidenti. Queste testimonianze, insieme al patrimonio naturale che caratterizza il dosso,  costituiscono quella memoria del luogo con la quale anche le scelte di gestione e valorizzazione si devono confrontare.

Il Cambiamento Del Paesaggio Della Montagna, Servizi Ecosistemici E Connessione Ecologica Con Le Aree Urbane

Maria G. Cantiani   | Marco Ciolli | Alessandro Gretter | Duccio Rocchini

Le foreste alpine e Trentine hanno subito una forte pressione antropica ed un sovrasfruttamento negli ultimi secoli che le avevano impoverite in termini di biodiversità sia vegetale che animale, ma dopo la seconda guerra mondiale hanno iniziato un graduale recupero. La copertura forestale è aumentata significativamente come conseguenza di scelte gestionali, della riduzione delle attività tradizionali e di congiunture economiche. Gli ecosistemi alpini si trovano perciò in una situazione di cambiamento, da ecosistemi forestali a forte intervento antropico a ecosistemi naturaliformi. I boschi diventano più densi e le aree aperte vengono gradualmente invase foresta. Questo cambiamento del mosaico ecologico del paesaggio comporta da un parte l’aumento della biomassa forestale e della biodiversità dei boschi, dall’altra causa la riduzione o la perdita di alcuni habitat di area aperta fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi montani aumentandone la fragilità. La gestione del mosaico ecologico delle aree aperte e dei boschi si intreccia profondamente con le scelte di gestione sostenibile e coinvolge la dimensione della governance e della sostenibilità di lungo periodo delle attività antropiche. Particolarmente importante appare la connessione fra il paesaggio urbano e rurale del fondovalle e gli ecosistemi forestali. I recenti eventi calamitosi hanno confermato quanto gli ambienti forestali grazie alla loro resistenza e resilienza forniscano molti servizi ecosistemici tra cui la protezione degli ambienti abitati.

L’accessibilità E La Fruibilità Del Paesaggio Urbano E Montano

Michela Dalprà |

L’intervento è finalizzato a rispondere alla domanda “Perché i luoghi del nostro vivere continuano ad essere pieni di ostacoli fisici e percettivi e non sono inclusivi?” L’accessibilità ambientale è un importante requisito del progetto sia per ambienti costruiti confinati che all’aperto, collocati nel fondovalle, sulle alture ed anche in quota. Secondo l’approccio del Design for All si propone uno sguardo sulle principali problematiche e barriere che ostacolano la fruizione di luoghi, beni e servizi a persone con differenti esigenze.

L’anticipazione e la comunicazione dei pericoli idraulici e geotecnici a Piedicastello l’abitato di Piedicastello si sviluppa tra il fiume Adige e le pareti rocciose del Doss

Luigi Fraccarollo | Lucia Simeoni

Trento e del Monte Bondone, collocandosi in una posizione privilegiata nel contesto paesaggistico ed urbanistico di Trento, ma esponendosi a specifici rischi di alluvione e di frana. Il concetto di rischio, in senso tecnico e in senso culturale, va coniugato con la percezione e il significato di paesaggio fluviale che si è radicato tra chi vive e lavora a Piedicastello, per tradizione famigliare o per scelta. Pertanto, se, da un lato, le opere geotecniche e idrauliche rendono possibile la riduzione dei livelli di rischio, dall’altro lato devono tener conto di aspetti socio-economici e culturali.

Gli interventi di tipo attivo consistono nei consolidamenti dei rilevati arginali, che riducono la probabilità di accadimento dell’inondazione, e delle pareti rocciose, che evi- tano la caduta massi. Un esempio di opera di tipo passivo è invece una infrastruttura di trasporto in galleria, che mitiga l’esposizione al pericolo idrogeologico. Va tenuto conto che il rischio si mitiga e non si elimina. Quindi è necessario avviare azioni per la comunicazione e la condivisione delle scelte tecniche e politiche inerenti la valorizzazione e la protezione dei beni ecosistemici legati alla presenza di così importanti risorse ambientali.

L’origine Del Cementificio Trentino

Andrea Leonardi | 

Nel 1905 Domenico Frizzera, con l’appoggio finanziario della Banca industriale di Trento, eresse nell’immediata periferia della città di Trento, sulla sponda destra dell’Adige, nel rione di Piedicastello, la “Prima fabbrica trentina cemento Portland”. La materia prima – argille marnose, calcare e gesso - utilizzata nel processo produttivo era estratta dalle cave che l’imprenditore aveva acquistato nel circondario di Trento, oltre che a ridosso dello stabilimento stesso. Nel 1909 il nuovo stabilimento poté entrare in funzione concomitantemente con la messa a disposizione, da parte dell’azienda elettrica del Comune di Trento, che aveva appena ultimato il suo impianto idroelettrico sul Sarca, dell’energia elettrica necessaria al cementificio. Per la produzione di circa 25.000 t annue portland, mediante l’utilizzo di due forni Dietzsch, due essiccatori di argilla e calcare, frantoi ed altri macchinari di produzione tedesca, erano impiegati mediamente 120 operai. Nel 1912 allargando le maestranze fino a 220 dipendenti l’impresa si dotò di un nuovo forno rotante di 40 m di lunghezza, capace di moltiplicare le potenzialità produttive dello stabilimento. A interrompere bruscamente un’attività che sembrava avviata lungo i binari di un’ulteriore espansione venne, nell’estate del 1914 lo scoppio del conflitto mondiale, che nell’arco di poche settimane costrinse Domenico Frizzera ad interrompere bruscamente ogni sua attività, sia per mancanza di maestranze - richiamate alle armi -, oltre che per il drastico crollo della domanda. La forzata inattività, durata 4 anni e mezzo, espose i macchinari dello stabilimento al deperimento. Domenico Frizzera morì prematuramente l’11 gennaio 1918. Nella concitata fase finale delle ostilità, di fronte al ripiegamento delle armate austro ungariche dalla città di Trento e all’ingresso dell’esercito italiano, si verificarono episodi di danneggiamento del cementificio e delle sue attrezzature. Giunte a conclusione nel novembre del 1918 le vicende belliche, la ditta D. Frizzera passò di mano. La vedova decise di cedere lo stabilimento e tutto ciò che gli era pertinente ad Antonio Pesenti, legale rappresentante della “Società italiana & Società anonima Fabbriche riunite cemento & calce di Bergamo” - la futura Italcementi -, atto perfezionato con rogito notarile del 3 aprile 1919. La nuova proprietà sarebbe stata in grado di rilanciare con grande efficienza lo stabilimento trentino, anche approfittando della ripresa della domanda di cemento in connessione con i lavori di ricostruzione. Le vicende dello stabilimento trentino avrebbero però da quel momento seguito gli indirizzi predisposti dalla casa madre bergamasca.

Le quote dell’abitare. Modelli grafici per la conoscenza e il progetto

Giovanna A. Massari |

Le operazioni di rappresentazione geometrica e grafica che compiamo per descrivere la realtà che ci circonda ed esprimere le nostre riflessioni su di essa sono, oggi, fortemente condizionate dall’approfondimento delle nuove possibilità offerte dall’elaborazione digitale delle fotografie e dagli algoritmi di modellazione matematica, nonché dalle tecniche di visualizzazione statica e dinamica e dall’impiego dei sistemi informativi. Tali procedure, nell’insieme, favoriscono il perseguimento di due obiettivi importanti: il primo concerne la divulgazione efficace della ricerca scientifica al fine di un’ampia fruizione sociale, il secondo riguarda la gestione integrata di grandi quantità di informazioni e la conseguente messa a punto di sintesi conoscitive inedite. Con riferimento ad alcuni casi di studio (es. il paesaggio della Destra Adige Lagarina, gli edifici rurali sparsi in Valsugana, il patrimonio Unesco dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, ecc.), il contributo intende illustrare in quali modi gli strumenti avanzati di rilievo e rappresentazione possono essere usati per la costruzione di modelli interpretativi dell’architettura, della città e del territorio.

Modalità d’iscrizione

Le domanda (scaricabile nella pagina del sito FAMA dedicata alla scuola) e il curriculum deve essere inviato al seguente indirizzo scuola.fama@unitn.it entro il 30 novembre 2018.
La selezione dei partecipanti avverrà tramite le graduatorie prodotte dalle procedure di valutazione attivate in ciascuna struttura dipartimentale, privilegiando i parametri di merito e le dichiarazioni d’interesse.
La graduatoria dei candidati ammessi sarà pubblicata entro il 04 dicembre 2018.

Attestato di partecipazione e crediti formativi

È previsto il rilascio di un’attestato di partecipazione per la frequenza all’attività seminariale. I dottorandi UNITN che parteciperanno anche al workshop/laboratorio della Winter School previsto nella giornata del 13 dicembre, di appronfondimento e sintesi di temi specifici, verranno riconosciuti 3 ECTS.

Modulo iscrizione (PDF | 141KB )

Direzione scientifica

Maria Paola Gatti

 

Comitato scientifico

Claudia Battaino | Marco Ciolli | Rosa Di Maggio | Alessandra Quendolo | Lucia Simeoni

Download

Flyer scuola (PDF | 138 KB )

Locandina scuola (PDF | 107 KB )